Piera Legnaghi – Sculture e gioielli

Dal 12 Luglio al 15 Agosto saranno in esposizione alcune tra le opere più rappresentative del percorso creativo di un’artista che per molti non ha bisogno di presentazioni.

Opere dal linguaggio essenziale, minimale, composte da pochi elementi ma certo non prive di carattere espressivo.

Piera Legnaghi: sculture piccole e disciplina del silenzio (testo di Michele Bonuomo)

«Fare senza fare, agire senza agire, gustare senza gusto. Considerare grande il piccolo e molto il poco, ricambiare l’ira con la virtù. Pianificare il difficile quando è già facile, far grandi cose quando sono ancora piccole. Nel mondo il difficile si fa dal facile, nel mondo il grande si fa nel piccolo. Perciò il saggio non fa mai grandi cose, perciò può portare a compimento grandi cose. Ora chi leggermente promette, certamente ha scarsa buona fede, e molte cose facili necessitano di molte difficoltà; per questo il saggio trova il facile difficile, e perciò alla fine non ha difficoltà».*

Non c’è bisogno di dimensioni grandi o di una materia pesante per trasformare un pensiero in un monumento, in un oggetto cioè destinato a commemorare un gesto, a solidificare un’idea, a ricordare una passione esemplare. A volte basta un piccolo foglio di carta o una sottile lastra di metallo – entrambi facili da governare – per rendere chiare e, allo stesso tempo, semplici ed organizzate le geometrie dei sensi. È questa l’attitudine principale che fa di Piera Legnaghi una scultrice di meditazioni immobili che si trasformano in forme dinamiche, organizzate e trattenute oltre ogni limite in uno spazio mentale prima ancora che in uno fisico. Le sue geometrie da camera sono fatte di gesti segreti che contengono già tutto l’equilibrio e l’energia di della dimensione grande: sculture piccole come unità di misura dell’intensità della sua disciplina. Un cerchio, un triangolo, una porzione di piano che si avvolge su stesso, una linea che si frammenta senza interrompersi segnano il ritmo e il peso dei suoi stati d’animo che, volta per volta si aprono e si distendono, si contraggono o sfuggono a un controllo imposto, si accendono in lampi improvvisi o si annullano in vuoti senza fine. Sono segni minimi e solitari che danno vita a una partitura di armonie silenziose. Sono calligrammi che danno forma ai discorsi a bassa voce che l’artista fa con se stessa e che non pretendono di diventare dichiarazioni fragorose. Sono piccoli monumenti labirintici in cui è dolce perdersi.

Michele Bonuomo

*Lao Tzu, Il libro della virtù e della via. Editoriale Nuova, Milano 1981

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