Quando qualcuno mi chiede da dove tragga le idee per le mie serie di quadri, ho spesso difficoltà a ricordare quale sia stata la scintilla che mi ha portato a concepirle. Questa volta però, senza esitazione,  sono in grado di rispondere a questa domanda. È capitato di recente che dovessi mettere in ordine la cantina, una di quelle cose che non si fanno mai volentieri, ma che prima o poi si fanno. Tra una scatola e l’altra, qualche vecchia rivista sgualcita, e i soliti oggetti di dubbio gusto regalati da qualche conoscente ormai dimenticato, vedo spuntare un vecchio proiettore super 8, di un modello  in voga negli anni ’60. Sul fondo del suo scatolone scorgo un nastro un poco stropicciato, qualche metro di pellicola in tutto. Dopo aver verificato il suo funzionamento, ho riavvolto il nastro sulla bobina e, nel buio di una stanza, la luce dell’apparecchio ha ridato vita ad un vecchio filmato per pochi secondi. Nell’immagine proiettata sulla parete per qualche istante è apparso un globo su cui campeggiava la scritta: “You can change the World ”.“Puoi cambiare il Mondo”… Il rumore del motorino che girava, e girava, e l’odore della celluloide riscaldata dalla lampada mi hanno riportato in un tempo ed in un luogo che avevo  ormai dimenticato, o almeno così pensavo: la percezione di essere tornato ragazzo, di provare ancora il futuro sconosciuto dentro me. Ma la cosa più sconvolgente era la intensa certezza di poter essere speciali, di poter cambiare le cose che non funzionano, di poter affermare i propri ideali. Non è mio intento dare consigli o fornire indicazioni utili alla personale ricerca di stimoli che consentono la svolta verso il cambiamento. Mi limiterò, come del resto sempre faccio, a parlare con le mie immagini, i miei colori, i miei segni e rimandi, per condurre l’osservatore all’ascolto di quella parte profonda e dimenticata che va oltre lo specchio interiore, annebbiata dal tempo e dalle disillusioni, aiutandolo se possibile a tornare, anche solo per qualche istante, nel mondo della sacra ingenuità  quando ancora si credeva nella possibilità di essere, o almeno di provare ad essere, il cambiamento.

Massimo Balestrini